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Intervista a Raffaele Barba

Tutto è iniziato con una camicia. Disfatta, ricucita e portata in una ventiquattrore assieme a quattro cartelle colori. A bordo di una Fiat Tipo, in giro per l’Italia e l’Europa senza una meta precisa, c’era Raffaele Barba in cerca di un commerciante che credesse nel suo prodotto. Questo accadeva venticinque anni fa, quando ancora esisteva solo un piccolo laboratorio nel quartiere Secondigliano di Napoli. Oggi la sua azienda di capi sartoriali, gestita con il fratello Mario e la sorella Giorgia, è una realtà conosciuta e apprezzata nel mondo: «Perché nell’armadio di un uomo elegante non può mancare un tocco di Napoli».
Fondata ufficialmente nel 1988, Barba Napoli ha iniziato la sua produzione industriale nel 2001, fattura circa 15 milioni di euro l'anno, dà lavoro a 120 dipendenti e produce, tra gli altri, 680 capi di camiceria al giorno, 40mila pantaloni jeans, 20mila pezzi di maglieria l’anno e ancora altre migliaia di articoli. «Tutto rigorosamente ideato, realizzato e rifinito in Italia», perché «abbiamo il pallino del fatto in casa», spiega Raffaele. «Oltre alla contraffazione, ciò che mina il nostro patrimonio più prestigioso, il made in Italy, non sono solo le patacche, ma anche chi sceglie di produrre o rifinire all’estero quello che mette in commercio. Assieme ad altre aziende che producono e promuovono l’eccellenza del nostro Paese abbiamo creato il gruppo Classico Italia». Taglio sartoriale napoletano con un sapore giovanile: modelli più avvitati, la tromba della manica sbuffata (dallo sbuffo che si crea con la stoffa) e il collo più rialzato e sostenuto. Per la prossima stagione andranno ancora le tonalità del viola e ci sarà un ritorno al quadro ».
Imporsi sul mercato è stato difficile. «Durissimo direi. I primi anni abbiamo fatto la fame. Una volta per vendere trenta camicie sono partito con Mario per Parigi e siamo ritornati subito dopo in auto. Siamo andati avanti così per quindici anni». E quante volte gli hanno risposto con un no? «Tante. A vent’anni sono arrivato a Verona e ho proposto il mio campionario al negozio più bello della città. Il commerciante voleva comprarlo ma a una condizione: dovevo togliere l’etichetta Barba Napoli, secondo lui lì era invendibile». Ma Raffaele non ha accettato e con gli anni si è preso una bella rivincita: «Siamo fortissimi al Nord e in particolare in Veneto. In quel negozio veronese, poi, siamo diventati il marchio di punta». E all’estero? «Venti anni fa a Pitti uomo ho conosciuto un signore giapponese molto elegante. Gli ho proposto di ritornare insieme a Tokyo, di segnalarmi i negozi più glamour e di farmi da interprete con i titolari. In cambio gli ho promesso il dieci per cento su quello che avrei venduto. Oggi siamo fortissimi anche in Giappone».

L'intervista è tratta da un articolo ad opera di Rossella Burattino pubblicato su "Il Corriere della Sera" del 30 Novembre 2009.

 





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